La nuova installazione di Emilio Isgrò è un Monumento all’Inferno perché “infernale” è il momento storico che stiamo vivendo, investiti da una comunicazione globale che, da un lato, ci avvicina e abbatte le frontiere, mentre dall’altro, paradossalmente, ci fa dubitare della nostra esistenza in un mondo troppo mobile per essere vero.
“L’ignoranza, nel senso socratico del termine, è la vera tragedia delle nuove tecnologie. Forse è necessario un nuovo assetto filosofico: non dimentichiamo che il futuro sale sempre sulle spalle del passato”, ci ricorda l’artista.
Monumento all’Inferno è pertanto un monito, un incoraggiamento ad agire, a servirsi della comunicazione per rovesciarne il segno negativo trasformandola in uno strumento di libertà e fraternità. Quella fraternità che ci appartiene e che noi non vediamo, così come Dante non vede il suo stesso capolavoro. È necessario disfare le bende, aprire gli occhi e leggere il mondo che ci circonda con gli strumenti intellettuali che solo l’educazione può fornire.
In questo modo Isgrò, con la sua imponente scultura in alluminio, si ricorda della Iulm e dei suoi preziosi studenti ai quali ha tenuto lezioni di estetica e mass-media per tanti anni.
“Questa mia nuova opera”, dice l’artista, “è infatti essa stessa una lezione, giacché l’arte, oramai, non può che tornare alla sua funzione più nobile: quella di insegnare il senso più profondo della vita e dei rapporti umani”.
La Cancellatura, insomma, diventa essa stessa linguaggio, un nuovo alfabeto che l’artista, fin dagli anni ’60, compone e ricompone lasciando traccia sull’intera arte mondiale nel segno di un’arte civile e colta capace di liberarsi dalla congestione informartica che ha investito le nostre società.

Giulia Crespi